Blog

Perchè una Lezione Zero?

Fate uno sforzo di fantasia e immaginate di trovarvi nel 1560, al tavolo di un’osteria nella potente Pisa, una città che oggi potremmo definire metropolitana, con interessi commerciali e contatti in tutto il mondo conosciuto: non parliamo di un cupo e superstizioso villaggio stile fantasy, di quelli dove lo sciamano si preoccupa che il cielo cadrà sulle loro teste.

Per quanto siate proiettati nel futuro, però, dovete cancellare dalla mente tutte le scoperte e le conoscenze che sono giunte successivamente a quel periodo e ricordare come da quasi due millenni si era tutti più o meno d’accordo sulla visione del mondo.

A questo punto non vi rimane che immergervi nell’atmosfera; mentre state sorseggiando del buon sidro arriva un tale barbuto, esponente di una famiglia di borghesi decaduti, per dirvi che quello che vi hanno detto nei due millenni precedenti è sbagliato, che il sole non “sorge” e non “tramonta” e che una piuma ed una palla di cannone cadono alla stessa velocità.

Alcune di queste affermazioni “fanno senso” anche oggi, immaginate cosa poteva succedere in quella fumosa osteria medievale.

Potremmo averla presa alla lontana, ma LezioneZERO affronta le trasformazioni del nuovo millennio e, principalmente, come vengono percepite da chi se ne trova coinvolto giornalmente, cioè tutti, e questo ci sembrava un buon esempio.

Se difettate di fantasia potete andare su YouTube a cercare un video di meccanica quantistica dove fisici dall’aspetto bonario ci dicono come il tempo non esiste e che la realtà non è quella che vediamo: riuscirete a provare la stessa sensazione del nostro povero avventore dell’osteria.

Come avrete intuito, comunque, l’uomo barbuto era Galileo Galilei ed aveva ragione su tutta la linea; per inciso, questo dovrebbe farci quantomeno analizzare meglio cosa siano quelle cose impossibili di cui parlano i nuovi fisici. Adesso, però, non intendiamo difendere la fisica quantistica ma evidenziare un problema che appesantisce ogni intento divulgativo (o formativo) che abbia a che fare con i nuovi paradigmi.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è galilei-2000.jpg
Galileo Galilei raffigurato nella vecchia banconota da 2.000 lire

Il punto è che la storia non è una sequenza continua: ogni tanto succede qualcosa che scompagina completamente le carte e ci costringe a vedere le cose da un’altra prospettiva. A volte è una scoperta, una nuova informazione sul mondo che ci circonda, a volte un’idea, una visione filosofica nuova o che trova un modo per affermarsi. A volte è una tecnologia.

Per dirla tutta, in pochissimi casi è l’evento in sé a rappresentare il cambiamento, quanto piuttosto le conseguenze dirette ed indirette che si propagano nel tempo, non tutte predeterminate o prevedibili.

Quando Gutenberg inventò la stampa (e molti si preoccupavano di come questo avrebbe atrofizzato la memoria) non cambiò nulla direttamente (a parte una crescente disoccupazione negli amanuensi).

La diffusione della conoscenza che seguì alla nascita dell’editoria, però, è sicuramente una delle cause essenziali di molte altre trasformazioni. Potremmo proseguire con la radio di Marconi, il motore a scoppio, l’elettricità e molto altro ancora ma è inutile girarci intorno: la trasformazione tecnologica che affronta LezioneZERO è quella digitale. Ed è questa quella che c’interessa.

La rivoluzione digitale

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è digital-disruption.png

L’evento è di quelli che scompagina completamente gli scenari precedenti. Come nella rivoluzione copernicana, la modifica è stata apparentemente minima: Copernico attuò un semplice cambio di punto di vista, mettendo al centro il Sole invece che la Terra per spiegare il movimento dei pianeti nel cielo. Chi si fermava a sentire l’affermazione rimaneva spaventato, lo abbiamo detto, perché doveva rivedere tutto quello che pensava di sapere e che gli avevano insegnato per millenni.

Chi andava a vedere le carte, scopriva che, in realtà, si trattava di semplificare tutto.

Come oggi sappiamo ampiamente, la visione copernicana permette di semplificare i modelli di interpretazione della realtà del nostro sistema solare, a patto di accettare l’idea di cambiare punto di vista.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è tolemaico-copernicano.jpg
Le traiettorie dei pianeti secondo il sistema tolemaico (a sinistra) e copernicano (a destra).

Stessa cosa il digitale. Complesso non vuol dire complicato, per nulla. Bisogna lavorarci su un po’ di più, bisogna accettare che siano cambiati alcuni presupposti e bisogna avere la mente aperta. Non eccessivamente, però; ci sono dei limiti ed è fondamentale conoscerli. Il finale è che il cambiamento riguarda il modo in cui pensiamo il mercato e la società in genere.

Prima al centro c’era il prodotto, l’azienda e la produzione, parlando di privati, oppure l’ente principale, in caso di amministrazione pubblica o di qualsiasi forma di associazione, anche politica. Oggi al centro c’è il cliente (o l’utente, o il cittadino, dipende dal contesto che analizziamo). Purtroppo c’è un problema in questa frase: il marketing urlato figlio degli anni ‘90 e del know-how, intontito da PNL e camminate sul fuoco, interpreta questa frase in maniera profondamente sbagliata, rinchiudendola in versioni più o meno avanzate di Customer Care e tenuta dell’agenda clienti. Ma questa non è un’affermazione motivazionale.

Esattamente com’è stato necessario nel passaggio al sistema copernicano, spostare questo elemento significa riscrivere totalmente tutte le funzioni ed i modelli che si basavano sull’idea precedente.

Quello che sembra mancare è la consapevolezza effettiva della portata della trasformazione digitale e delle sue conseguenze pratiche, oltre che quelle socio-economiche e politiche. Anche quando c’è, inoltre, appare spesso come “istintiva”; si intuisce che c’è qualcosa da rivedere però mancano alcuni strumenti, per la maggior parte mentali, che aiutino a comprendere cosa sia. Se l’ipotesi è vera (e temiamo lo sia), abbiamo un problema: come dialogare con chi vede letteralmente il mondo in maniera diversa? Sarebbe come spiegare il rosso a una persona cieca dalla nascita.

Il pericolo, come diceva Stephen Hawking, è “l’illusione della conoscenza”.

Arriviamo al punto dolente di tutta la questione: perchè dalle nostre parti la trasformazione digitale non sta dando i frutti che, evidentemente, riesce a fare prosperare in altre aree del pianeta? Per capirlo dobbiamo nuovamente fare ricorso alla nostra immaginazione.

Sapere per fare

Torniamo alla nostra Pisa medievale e questa volta cerchiamo un contadino intento a foraggiare con la biada i suoi buoi prima di arare il campo e trasformiamo, per magia, le povere bestie in un modernissimo trattore. Quindi svaniamo senza spiegazioni in una nuvoletta di fumo. Cosa pensate che succederebbe?

Sicuramente niente di esaltante: il contadino continuerà a dare la biada al suo trattore lamentandosi della novità e rimpiangendo i buoi andati.

Sempre per non lasciare indietro chi pecca d’immaginazione facciamo un esempio più attuale. Quando il sistema operativo del vostro smartphone si aggiorna ad una nuova versione (da 2.5 a 3.0, ad esempio) molte delle applicazioni precedenti non funzionano più, vanno aggiornate.

La situazione, oggi, è questa: il mondo ha aggiornato sistema operativo e noi dobbiamo aggiornare le nostre applicazioni.

Per farlo sul serio, però, bisogna accettare (e fare accettare) una dolorosa verità: abbiamo sottolineato che l’invenzione della stampa ha avuto anche i suoi detrattori ma Gutenberg non poteva fare niente per difendere il lavoro degli amanuensi e i libri, alla fine, non hanno atrofizzato la memoria, l’hanno semplicemente modificata.

Allo stesso modo noi non possiamo fermare la digitalizzazione che sta soppiantando diverse figure lavorative e non possiamo concentrare tutta l’attenzione su quello che ci toglie: sarebbe più interessante vedere se, per caso, possiamo utilizzarla meglio e in maniera più produttiva. Purtroppo questa domanda sembra venire posta meno di quanto si dovrebbe e quando viene posta, spesso, lo si fa in maniera sbagliata, concentrandoci sugli aspetti tecnologici e sulle soluzioni pret à porter.

Il mondo governato dalla digital disruption è un sistema complesso, su questo siamo tutti d’accordo. Il termine sistema complesso, però, non rappresenta semplicemente l’aggettivazione del sostantivo sistema ma è letteralmente un’altra cosa.

Il digitale è un sistema complesso perché racchiude i miliardi di utenti interconnessi in tutto il globo, le centinaia di miliardi di punti d’interesse (device, algoritmi e contenuti multimediali) e il numero incalcolabile di relazioni tra questi elementi.

Non possiamo affrontarlo con approcci superati: i sistemi complessi seguono leggi non deterministiche, usano una matematica diversa da quella tradizionale. Bisogna comprendere pienamente le leggi della statistica, conoscere cosa siano le proprietà emergenti e i comportamenti auto-organizzati e, principalmente, costruire un modello che ci permetta di gestire efficacemente (e a nostro vantaggio) questa complessità.

Se non si parte da questa considerazione continueremo a dare la biada al nostro trattore, imprecando perché non funziona.

LezioneZERO nasce per fornirvi gli strumenti di base per interpretare la nuova normalità, un passaggio non negoziabile se si vuole vivere la trasformazione digitale da protagonista.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.